Gremio dei Muratori

Religious Organization

Associazione Religiosa


PROFILO STORICO DEL GREMIO DEI MURATORI

E’ possibile far risalire le antiche origini del gremio dei Muratori al periodo
giudicale, quando Comita I di Torres, mantenendo fede ad un voto fatto a S. Gavino, chiamò da Pisa nella prima metà dell’XI secolo, undici operai specializzati per l’erezione della basilica di Porto Torres. Questi utilizzarono ed istruirono manovalanza locale che poté approfondire le proprie conoscenze ed affinare la propria tecnica. I loro discendenti assunsero cosi una forte identità professionale, acquistando un profondo spirito corporativistico.
Nel Codice degli Statuti Sassaresi si fa menzione dei «Mastros de pedra e de muru» per la costruzione di portici, ballatoi, la forma e le misure dei cantoni per i nuovi edifici secondo le leggi urbanistiche del tempo.
Falegnami” e “Muratori” officiavano le loro pratiche nella cappella della Madonna degli Angeli, sorta sui resti del primitivo impianto dell’oratorio di S. Maria in Campolongu. Essa, si trova ancor oggi sul lato sinistro della chiesa di S. Maria di Betlem, ed è assai importante per la sua struttura tardogotica. Erano riuniti nella stessa confraternita, sotto la stessa bandiera:
muratori, falegnami e piccapietre.

( “Bisogna attendere però il 1538 per avere notizie sulla costituzione della Confraternita di Nostra Signora degli Angeli, anno in cui lo statuto, pervenutoci in copia e redatto in catalano e siglato sia dai consiglieri della città che da due maggiorali della confraternita, rappresentanti rispettivamente dei mastri d’ascia e dei muratori, dove si stabiliscono le regole dell’associazione e le prescrizioni per le categorie artigiane che ad essa fanno capo” )

Il 7 marzo 1538 i rappresentanti della Confraria «mastre Antoni de lo Caprofico, fuster (falegname), mastre Leonart Daru, picapedrer (muratore), mayorals (obrieri) si riunirono alla presenza dei governanti di Sassari per l’approvazione dello Statuto della confraternita di Nostra Signora degli angeli.
Si stabilì che, ogni anno, in occasione della festa della Madonna degli Angeli, si sarebbero rinnovate le cariche sociali, scegliendo tra i migliori maestri. Gli eletti avevano la possibilità di nominare ciascuno un proprio aiutante (l’«andador») tramite il quale riunire nella cappella tutti i soci alla presenza di un ufficiale reale, un notaio ed uno scrivano. Allo stesso tempo si decise di realizzare una bandiera di seta che l’operaio maggiore avrebbe portato solennemente il giorno del Corpus Domini, l’ultimo giorno dell’Ottava del Corpus Domini ed il giorno della festa della Madonna degli Angeli per i primi Vespri e per la messa nella cappella e che tutti avrebbero dovuto accompagnare con un cero.
A nessuno era permesso di mancare alle esequie di un confratello per accompagnare il feretro alla sepoltura e a riaccompagnare a casa i familiari.
Per quel che riguarda la professione nessuno -sassarese o forestiero- poteva aprire bottega o di intraprendere alcuna attività senza prima sostenere un esame, consistente nella realizzazione di un “capo d’opera”, e conseguire in seguito la patent certificatoria..
Nessun maestro poteva assumere od affidare del lavoro ad altri maestri o garzoni già impegnati con altri, così come nessuno poteva abbandonare il proprio datore di lavoro, né quest’ultimo licenziare senza un preavviso di otto giorni.
La «Confraria» aveva come scopo principale la mutua assistenza e la solidarietà tra i confratelli. Perciò se qualcuno per motivi di salute non avesse potuto svolgere il proprio lavoro avrebbe ricevuto una quota a seconda delle necessità e della professione.
Per costruire una casa, per esempio, il maestro doveva assicurarsi che i muri fossero dello spessore di due palmi e mezzo e fatti col filo a piombo; inoltre gli infissi di porte e finestre avrebbero dovuto essere perfettamente assemblati, altrimenti avrebbe dovuto ricostruire il fabbricato a proprie spese.
Risultò subito difficile far convivere le maestranze riunite sotto lo stendardo della Confraria. A pochi anni dalla stesura dello Statuto nel 1551 i Bottai lamentarono la mancata assegnazione della carica di operaio maggiore. Nel 1564 furono i «Barilleros» a protestre presso il Consiglio Civico: ebbe così inizio una serie di dispute all’interno del sodalizio che porteranno in seguito alla separazione delle diverse maestranze. Durante quegli anni la cappella fu riedificata con le insegne dei Muratori scolpite nell’arco di accesso e nella volta.
In occasione della festa patronale del 1583 la Confraria versò ai frati di S. Maria otto lire, ufficializzando così un rapporto di collaborazione reciproca che sarebbe rimasto invariato fino ad oggi.
Il 2 agosto 1647 viene istituita con apposito verbale trascritto nel registro della Confraternita (custodito presso l’archivio di Stato) alla presenza dell’Operaio Maggiore e dei tre Minori la processione in onore di N.Signora degli Angeli.
Oggi La bandiera in damasco è di colore celeste, ( originariamente era azzurra) ha raffigurata da un lato N.Signora degli Angeli e dall’Altro S.Maria Maddalena. Il Puntale d’argento alla sommità della bandiera raffigura la Madonna di Betlem (alla quale i Muratori originariamente erano devoti) realizzata dall’argentiere Giovanni Battista Oddo nel XVI secolo.
Con l’andare del tempo le maestranze aumentarono di numero e da sei che erano nel secolo XVI divennero quindici nel XVIII.
Nel nuovo statuto redatto il 16 marzo 1776 il termine «Confraria» è sostituito da «Gremio», composto da «...muratori, carpinteri, scultori, doratori, architetti, maestri di stocco, sellaj, maestri di molino, maestri di fodero di spada, lavoratori di volte, maestri di coltri e galloni, bottai, armaroli in legno, maestri di carri ed aratri, e finalmente tutti quelli che esercitano la facoltà di lavorare in pietra, e legno».
A nessuno era permesso di svolgere qualsiasi attività citata senza prima pagare i diritti dovuti alla cappella. Anche gli apprendisti, che dovevano essere regolarmente retribuiti, erano obbligati al pagamento, ma erano esonerati nel caso vivessero in casa del loro maestro senza alcuna retribuzione; inoltre non potevano divenire autonomi prima di aver terminato l’apprendistato e non avrebbero potuto essere assunti da nessun altro.


Per quanto riguarda i maestri, al fine di evitare rancori e concorrenza sleale, non si poteva proporre un lavoro preventivato da altri ad un prezzo inferiore e non era permesso svolgere qualsiasi attività che esulasse dalle proprie competenze; non erano rari –infatti- i casi in cui un muratore aggiustasse solai, porte o finestre, oppure che un falegname costruisse delle botti: per i contravventori erano previste severe sanzioni.
Fu stabilita una sorta di “tassa d’importazione” su tutti i manufatti in legno prodotti al di fuori della città.
La figura più importante era l’Operaio Maggiore.( o Obriere )
L’assegnazione delle cariche avveniva tutti gli anni «il giorno della festa del Glorioso Patriarca San Giuseppe(oggi Patrono del Gremio dei Falegnami) riunendosi gli eletti tanto solamente»; questi avrebbero dovuto nominare un «Operajo Maggiore», un «operajo secondo», un «operajo del candeliero ed altri impieghi»: il grado di anzianità era la prerogativa più importante per la nomina ad una carica. Oggi le cariche vengono assegnate la prima domenica di Luglio presso la chiesa di S.Maria.
I gremianti si riunivano in casa dell’obriere maggiore per le adunanze e per accompagnare lo stendardo nei suoi spostamenti. L’operaio maggiore gestiva gli affari del gremio, stabiliva le convocazioni, imponeva e riscuoteva sanzioni, registrava entrate ed uscite della cassa e la «prima Domenica di settembre» svolgeva il rendiconto dell’operato dell’operaio precedente. Aveva in custodia tutti i beni del gremio, dei quali non poteva disporre senza il consenso del «Consiglio degli Eletti».
Si decise di dotarsi di una cassa chiusa da tre chiavi, una custodita dall’operaio in carica, una dal fisco (l’ex obriere maggiore) ed una da un maestro.
Per le festività principali venne fissato un tetto massimo di spesa oltre il quale l’obriere avrebbe dovuto pagare dal proprio. Tutti avevano l’obbligo di presenziare alle esequie di soci o dei loro parenti defunti.
Con queste nuove norme il gremio proseguì apparentemente senza problemi per altri ventiquattro anni. Gli antichi attriti tra le maestranze non si erano sopiti, ma anzi sfociarono con la definitiva scissione dei Falegnami. Infatti, il 26 maggio 1800 il «Mastro Andrea Tanca e M.o Luigi Sanna Saqueta in qualità di deputati del ceto di falegnami, come ancora il muratore Giovanni Pirino operaio attuale de muratori e li seguenti eletti della professione sud.ta Vincenzo Carta, Antonio Domenico Squintu, Giuseppe Alivesi, Angelo Maria Brandino, Antonio Pinna ed Antonio Zichina» giurarono un atto di transazione e risoluzione tra le due maestranze con i motivi che portarono alla separazione. Nel 1783, infatti, i Falegnami decisero di non farne più parte, poiché i Muratori continuavano a ricoprire la carica di obriere maggiore, considerando i Falegnami solo per la presenza alle funzioni e per gli emolumenti dovuti. I Falegnami furono esonerati da ogni obbligo nei confronti del gremio e dal pagamento dei diritti annuali alla cappella. Quest’ultima sarebbe rimasta «co suoi fondi cassa stendardo privileggi ed oneri in favore di detti muratori. Più li prenarrati falegnami rinunziano in favore dei predetti muratori ogni qualunque dritto che aveano nel gremio surriferito [...] si accetta dal canto dei prenomati Deputati di muratori, a nome dei quali per via ed in forza del presente pubblico stromento disobbligano il sovranomato cetto di falegnami d’essere d’ora in avanti soggetti ne membri del gremio più volte nominato».
Come immediata conseguenza furono cancellati i capitoli in cui si faceva esplicito riferimento ai Falegnami e fu redatto un nuovo Statuto il 31 luglio 1802.
Pochi anni dopo anche i Piccapietre abbandonarono il gremio, “rimanendo i soli Muratori gli unici Titolari dell’anticà Confraternita”
Con la legge del 1846 -che tolse ai gremi ogni potere di regolamentare l’attività lavorativa- e quella del 1864 -che li privò di ogni autorità giuridica- i Muratori seguirono le sorti degli altri gremi sassaresi, limitandosi alle pratiche religiose in occasione delle feste patronali, al mutuo soccorso e ad altre pratiche di pietà: un verbale del 1897 riporta la decisione di celebrare nella cappella una messa in suffragio di un socio defunto.
Avendo perso gran parte del suo potere economico, il 24 aprile 1898 il gremio deliberò di «…fare una sottoscrizione fra quelle persone che credono beneficare il gremio [...] trovandosi la bandiera in uno stato indecente e dovendo quindi farsi nuova». Poco tempo dopo, tra il 1900 ed il 1910, fu redatto un «nuovo regolamento».
Potevano essere iscritti al gremio coloro che esercitassero la professione di muratore da almeno un anno, che avessero adempiuto agli obblighi di leva, con una condotta morale irreprensibile, senza carichi pendenti né condanne penali. Il nuovo socio avrebbe dovuto versare la quota d’iscrizione (due lire) e presentarsi alla prima adunanza o processione (art. I). I soci erano divisi in due categorie: attivi e onorari. I primi erano obbligati a prendere parte alle riunioni, accompagnare lo stendardo e ricoprire le cariche, mentre i secondi contribuivano (economicamente) al benessere dell’associazione e potevano prendere parte alle feste patronali. Entrambi avevano l’obbligo di versare annualmente una quota di due lire (art. II).
Il gremio era guidato da un operaio maggiore, un operaio di candeliere, un operaio minore di candeliere, tre operai minori di cappella, un fisco maggiore, un fisco minore, un esattore, un cassiere, sei eletti e quattro bussolanti, nominati per anzianità, e disponeva di un «Consiglio Direttivo» e un «Consiglio d’Amministrazione» (art. III). Il primo era composto dagli eletti (scelti tra gli ex obrieri maggiori) e da tutti gli obrieri, il secondo da sei eletti, dall’obriere maggiore con i due di candeliere e dal fisco maggiore.
L’Operaio Maggiore rappresentava il gremio, sottostava al consiglio direttivo, convocava e presiedeva le riunioni; inoltre teneva «in consegna gli stendardi, i simulacri e tutti gli oggetti […] nonché i libri, i registri e le chiavi di tutto». Provvedeva alla pulizia della cappella ed alla fornitura dell’olio per la lampada.
L’operaio di candeliere riuniva il gremio in occasione della Discesa dei Candelieri per la quale riceveva un contributo di 20 lire. L’operaio minore di candeliere, invece, prendeva in consegna le bandierine di addobbo il giorno di S. Bartolomeo (24 agosto) e le custodiva fino alla “Discesa” dell’anno seguente.
Il fisco maggiore controllava l’operato e la condotta dei soci (obrieri compresi) e sostituiva l’obriere maggiore in caso di impedimento (art. XI).
Molto importante per il sostentamento del gremio era sicuramente il bussolante: ogni anno se ne sceglievano quattro tra i soci minori. Per tre mesi ciascuno -ogni domenica- facevano la questua per le vie della città e avevano il diritto di portare il simulacro durante le processioni. Le somme raccolte erano consegnate all’esattore che riscuoteva anche le quote sociali e le sanzioni; inoltre effettuava le «piccole spese necessarie» al funzionamento del gremio. Ogni trimestre versava le somme al cassiere che le teneva in consegna insieme alle corone d’argento, il manto, la veste della Vergine e la cera. Pagava le imposte ed effettuava le spese più importanti.
Non si regolamenta più la professione. Tutti erano obbligati ad intervenire alle funzioni ed alle riunioni. Quelli che accompagnavano lo stendardo dovevano vestire in maniera decente per evitare i richiami del fisco ed erano tenuti a rispettare la fila. Chi non fosse stato in regola con il pagamento delle quote annuali non avrebbe potuto ricoprire alcun incarico né prendere la parola durante le sedute. È sempre obbligatorio intervenire al funerale di un socio o di un congiunto (art. XX).
Il gremio non interrompe la propria attività neppure durante il primo conflitto mondiale, nonostante fossero stati molto numerosi i gremianti chiamati e richiamati alle armi.
Col tempo il regolamento evidenziava una stesura frettolosa e approssimativa. Perciò il consigliò nominò una commissione per redigerne uno nuovo che entrò in vigore il 1° gennaio 1928. La quota di ammissione passò da due a cinque lire, mentre quella annuale fu fissata in dieci lire.
Le decisioni più importanti spettavano al consiglio, composto da obriere maggiore, obriere di candeliere, tre obrieri di cappella, un esattore, un fisco maggiore, un fisco minore e da tutti gli eletti; l’assemblea generale era la riunione del gremio al completo.
Viene anche prestata attenzione alla figura del segretario: senza la sua firma tutte le decisioni sarebbero state nulle. Si ribadisce, inoltre, l’importanza dell’obriere maggiore con l’obbligo del rispetto e dell’obbedienza nei suoi confronti. I casi in cui il consiglio fu chiamato a deliberare per motivi disciplinari e di insubordinazione furono assai frequenti. A volte bisognava pagare con un determinato quantitativo di cera o addirittura, nei casi più gravi, si ricorreva all’espulsione del socio colpevole.
Nel 1933 alcuni soci ritennero necessaria la sostituzione della statua della Madonna. La proposta fu accolta solo dopo una lunga serie di trattative all’interno del gremio e in occasione della festa maggiore si decise di invitare alla processione tutti i gremi per l’inaugurazione del nuovo simulacro, opera realizzata dai maestri Pulli, Siculella. Da allora si portano in processione ad anni alterni il vecchio ed il nuovo.
I rapporti tra frati di S. Maria e Muratori erano caratterizzati sempre da reciproca collaborazione. Prova ne sia che i primi chiesero la consulenza e l’intervento del gremio per i lavori di rimozione e ricollocazione della campana di S. Antonio, la più imponente del campanile della chiesa. Il gremio si impegnò a far eseguire il lavoro dai suoi maestri migliori gratuitamente, a patto che i frati pagassero l’assicurazione e svolgessero senza compenso le funzioni in occasione della festa maggiore. Dopo i lavori i Muratori concessero anche l’utilizzo della loro sala delle adunanze (a fianco della cappella) come sacrestia per la preparazione alle celebrazioni, poiché nei pressi dell’altare maggiore erano in corso lavori di ristrutturazione. A tutt’oggi permane un rapporto privilegiato tra i Frati di S.Maria e il Gremio dei Muratori,( il gremio più antico in seno alla comunità di S.Maria) tant’è che lo stesso ha l’onore di preparare e posizionare il letto della Vergine Assunta nei giorni precedenti la discesa dei candelieri.
Era usanza antichissima raccogliere offerte donando candele benedette in occasione della Candelora. Nel 1938 fu raccolta la somma necessaria a realizzare un nuovo stendardo, poiché «le condizioni in cui trovasi l’attuale bandiera sono misere, motivo per cui occorre farne una nuova». Venne “battezzato” il 12 giugno e si acquistarono anche due nuove spade per gli obrieri. Tuttavia, l’anno seguente si corse il rischio di non celebrare la festa per mancanza di fondi.
Durante la seconda guerra mondiale il gremio non interruppe la propria attività, anche se il numero degli associati si ridusse notevolmente per quelli impegnati al fronte. Si continuò a celebrare la festa patronale, ma senza particolari manifestazioni, solamente con il rito religioso, perché lo stato di belligeranza non permetteva l’uscita dello stendardo in processione. Perciò la cerimonia del passaggio di consegne tra i due obrieri venne ripresa al termine della guerra, il 2 agosto 1945.
A causa della crisi sorta in seguito al conflitto nell’immediato dopoguerra non si poteva disporre di risorse sufficienti a svolgere l’attività istituzionale. Inoltre era necessario riformare il regolamento, perché molte norme risultavano superate, non ultima quella del pagamento della quota mensile, indispensabile per via della costante necessità di risorse e soprattutto per il rifacimento di un nuovo stendardo. Questo venne però offerto da un “benefattore” che elargì la somma di £. 5.000 e fu confezionato da due artigiani locali, Pietro e Raimondo Sias.
Un nuovo regolamento viene stilato il 10 ottobre 1949, ma non presenta differenze sostanziali rispetto al precedente. Varia la quota di ammissione che da 5 diventa di 300 lire. La quota annuale dalle precedenti 10 lire passa a 50 lire mensili; le cariche sociali rimangono invariate. Compare però il «consiglio disciplinare», un nuovo organismo costituito per assumere provvedimenti nei confronti dei gremianti responsabili di infrazioni. Era composto dall’obriere maggiore, dal fisco maggiore, da due eletti, dal fisco minore e dal segretario.
Negli anni Sessanta i Muratori paiono non accusare i colpi della crisi che investì gli altri gremi in quanto potevano contare su un consistente numero di soci. Per di più l’assiduità con cui veniva curata la questua settimanale garantiva un minimo di stabilità economica.
In questo periodo il Gremio all’appice della sua forza risulto determinate per la vita associativa di tutti i Gremi. Infatti radunava tutti i congressi dei Gremi Maggiori, gli presiedeva e in alcuni casi aveva l’influenza necessaria per far nascere nuovi candelieri ( come quello dei Piccapietre nel 1955) o derimere accese dispute tra gli stessi Gremi, salvandoli in più occasione dall’estenzione.
Nel 1960 si riporta nei registri un’iniziativa di carattere caritativo senza precedenti. Il giorno della festa maggiore fu consegnata una piccola dote ad una coppia di sposi bisognosi, scelta tra quelle che presentarono domanda al consiglio. I requisiti richiesti erano l’assoluta indigenza (attestata dal certificato di povertà rilasciato dal Comune di Sassari), che uno degli sposi fosse figlio di un muratore e che la data delle nozze fosse fissata entro l’anno.
Neppure i Muratori, però, furono immuni dalla crisi che investì i gremi alla fine degli anni Sessanta. Prova ne sia che a pochi mesi dalla festa maggiore del 1968 non era stato designato l’obriere di candeliere per mancanza di soci disposti a ricoprire tale ruolo (tra i più ambiti pochi anni prima), diventato assai oneroso per il fatto che gran parte delle spese per la “Discesa” erano a carico dell’obriere stesso. Fu proposto di affidare l’incarico a chiunque fosse stato disposto ad accettarlo, senza tenere in considerazione il grado di anzianità. Le spese furono sostenute interamente dal gremio.
Nonostante le difficoltà la celebrazione della festa maggiore avvenne col consueto sfarzo. L’Eucarestia fu presieduta dall’Arcivescovo di Sassari mons. Paolo Carta e furono organizzate tre serate di festeggiamenti civili in piazza.
All’inizio degli anni Settanta il numero dei gremianti rimaneva esiguo, nonostante la categoria fosse ben rappresentata in città. Furono perciò invitati a rientrare tutti gli ex soci, essendoci scarso interesse da parte dei giovani ed anche perché quelli che esercitavano la professione di muratore non intendevano partecipare all’attività del gremio, complice una crescente indifferenza generale verso queste antiche istituzioni.
L’attività gremiale venne completamente rivoluzionata, non più limitata alla partecipazione alle processioni tradizionali (Corpus Domini, Voto di maggio, Assunta, Candelieri), oltre alle feste dei propri Patroni, ma a tutte le manifestazioni stabilite dal calendario dell’Intergremio.
Il numero dei gremianti riprese ad aumentare insieme a quello dei soci sostenitori, tanto che agli inizi degli anni Ottanta il gremio poteva dirsi tra i più agiati dal punto di vista economico.
I gioielli donati come ex voto alla Madonna degli Angeli sono numerosi e testimoniano la devozione che da sempre ha suscitato tale culto.
Le celebrazioni per il 2 agosto hanno sempre costituito un appuntamento fisso nelle serate estive in città. La «festha di l’Agniri» (ovvero «l’Agniri») è sempre stata particolarmente sentita dai Sassaresi, fortemente legati alle tradizioni che hanno il loro fulcro nella chiesa di S. Maria.
Il culto della Madonna degli Angeli venne portato in città nel Medioevo dai frati francescani. Secondo la tradizione, una notte del 1216 San Francesco fu visitato durante la preghiera nella Porziuncola di Assisi dal Cristo e dalla Madre Santissima. Ad essi il Santo rivolse la richiesta che ad ogni persona, pentita e confessata, che avesse visitato quella chiesa fossero rimesse completamente tutte le colpe.
Da quell'anno, dopo aver ricevuto il permesso direttamente dal Pontefice Onorio III, il 2 Agosto in occasione della Festività di S. Maria degli Angeli, si celebra la Festa del Perdono. Il Catechismo cattolico stabilisce oggi che, per ricevere l'indulgenza plenaria per sé stessi o per un defunto, siano necessarie la confessione sacramentale nella settimana precedente o seguente il 2 Agosto, la partecipazione alla Messa ed alla Comunione eucaristica, la visita della Porziuncola, o di una chiesa francescana o parrocchiale, con la recita del "Credo", del "Padre nostro" e di una preghiera secondo le intenzioni del Papa.
Il gremio si prepara alla festa con un triduo dal 30 luglio al 1° agosto, durante il quale si celebrano i Vespri e l’Eucaristia, presieduta solitamente da un frate di S. Maria, in virtù dell’antica collaborazione tra Muratori e Conventuali.
Nel 1996 fu ripristinata la «Dote degli Angeli», caduta in disuso negli anni Settanta. In origine veniva concessa a figlie di muratori bisognosi, mentre oggi il gremio chiede direttamente ai parroci della città che segnalino loro particolari casi di indigenza in coppie di giovani sposi.
Nei giorni precedenti la consegna della dote si contattano esercizi commerciali -e non solo- per raccogliere offerte e donazioni. A seconda della somma raccolta si acquista un corredo completo e la rimanenza del denaro viene donata in contanti.
Attualmente, il gremio è costituito da circa venticinque soci, ma non tutti esercitano la professione di muratore. Gli anziani sono rimasti in pochi, tuttavia la custodia delle antiche tradizioni è assicurata da un nutrito numero di giovani. Saranno loro a mantenerle in vita, nel rispetto del regolamento interno rinnovato il 2 dicembre 2002 per un’istituzione che a Sassari può ancora contare su un largo seguito di fedeli e simpatizzanti.


IL CANDELIERE

L’iconografia del Candeliere dei Muratori è singolare rispetto a quella degli altri Candelieri. Il culto della Vergine degli Angeli è interpretato dall’artista con intuizioni semplici e eleganti. Colpisce che non sia raffigurata alcuna immagine della Vergine ma l’impianto decorativo è tutto concepito come momento di ascesi verso il cielo.
Il candeliere, in legno intagliato, policromato e dorato, è formato da una colonna con basamento e capitello. Alto 322 centimetri, ha una base di cm. 42x42, e una circonferenza della colonna di 140 centimetri.
L’opera di artigianato sardo, di autore ignoto del XVII secolo, è realizzata in monoblocco, in legno di pino. Una teoria di putti nel capitello celeste e dorato adornato da un girotondo festoso composto da sei Angeli.
Dopo il restauro del 1993, grazie al sostegno dei F.lli Planetta, sotto la vigilanza della Soprintendenza alle belle Arti di Sassari e Nuoro, e l’abile lavoro del restauratore di Ploaghe Sig. Maio Pulina , apparve una decorazione del tutto diversa, della quale neppure i gremianti più anziani erano a conoscenza. Sotto 7 strati di vernice, è riapparsa la pittura originale risalente al XVII secolo.
Tre Angeli raffigurati nella colonna imbracciano gli strumenti dell’arte-mestiere dei Muratori, ai piedi di tre archi trilobati ed a sesto acuto, tre angeli dei quali uno reca in mano la squadra, un altro il filo a piombo ed un terzo la pergamena con il progetto.
Questi sono l’espressione di una natura che li eleva al di sopra delle cose del mondo, collocandoli a metà strada tra la terra e il cielo.
Gli Angeli, costruttori di case di Dio sono posti su un piedistallo, assimilati a figure angeliche staccate dal rigoglio della terra testimoniato in ghirlande e vasi di fiori e si slanciano verso una volta celeste sorretta da eleganti architettura gotiche.
Nel 2005 con il contributo dell’amministrazione Comunale di Sassari si è tenuto un importante restauro conservativo sul candeliere, a cura della Coop. Art. di Tonino Delogu.
A causa di antiche dispute, in virtù del prestigio acquisito i Sarti e i Muratori si contendono il penultimo posto nella Discesa dei candelieri alternandosi di anno in anno. Negli anni pari i Muratori sono penultimi, in quelli dispari terzultimi.
Quasi al termine della Discesa dei Candelieri all’inizio di Piazza S.Maria, il candeliere anzichè dirigersi in chiesa, devia dal percorso verso uno spiazzo dove anticamente si trovava uno degli ingressi della città (largo porta Utzeri), dove compie un ballo per bloccare simbolicamente un nuovo ingresso nella città alla peste. Secondo la tradizione l’ultimo morto di peste della città sarebbe infatti uscito da questa porta.


(Celebriamo il dono di Dio)

La storia del mondo è un immenso e stupendo dono di Dio agli uomini;come ogni dono ha la sua storia,affascinante nel suo rivelarsi.
Anche la festa di “Nostra Signora Degli Angeli”e il “Perdono di Assisi”,qui a Sassari ha la sua storia di “dono di Dio”.
Il carico di “forti sentimenti” che ci spingono oggi a “far festa”, deve esplodere nella gioia della lode e gratitudine al Padre della Bontà,il quale opera cose grandi nei suoi santi.
Questo “dono” si chiama “Maria”,la Vergine poverella che ci ha reso fratello il Signore della gloria,aprendoci le porte di una felicità senza limiti.
E ci e giunto per le mani di Francesco d’Assisi il quale scoprì di essere e volle farsi fratello di ogni creatura.
Alla Porziuncola,nella Cappella di Nostra Signora Degli Angeli della vallata di Assisi,Francesco conobbe Cristo e Maria ;si formò una famiglia di “fratelli”che mandò in tutte le parti della terra ad annunziare i suoi “amori”e a chiamare gli uomini e le donne a vita nuova.
La tradizione vuole che i Francescani abbiano preso dimora a Sassari mentre Francesco era ancora vivente, come i documenti ne assicurano la presenza in Sardegna già prima nel 1230.
Dunque Dio pensò a noi Sardi col cuore di Francesco e ci amò con semplicità e l’entusiasmo dei Frati Minori.
Questi lontani da Assisi, vivevano la nostalgia di quella terra benedetta,la Porziuncola,e di quella cappella dedicata alla Regina degli Angeli verso la quale Francesco aveva e chiedeva ai Frati di avere tenerissima devozione.
Per “obbedire” a Francesco,nell’impossibilità del ritorno, essi costruivano la “loro Porziuncola”, dedicando a Nostra Signora Degli Angeli un altare o una cappella e celebrano il “Perdono di Assisi”.
Quanti del “popolo dei penitenti”non potevano recarsi alla porziuncola di Assisi,gioivano nell’accorrere numerosi al Santuario Francescano della propria città .Un miracolo di fede mai interrotto pure qui a Sassari,anche per merito dell’impegno degli umili e fedeli operai che anno nome “Gremio dei Muratori”.
Muratori,costruttori di Chiesa,oltre che di chiese.
Di chiese costruite con pietre;di Chiesa edificata con la fatica quotidiana della fraternità nello spirito.
Sia proposito di quanti partecipiamo a questa celebrazione, quello di spingerci oltre questo due agosto facendo propria parte per costruire un mondo più vivibile, nel Signore,sotto la protezione di Maria, su i passi di Francesco d’Assisi.